Ulderico Pesce e Rocco Scotellaro

 

Mistero buffo


Con Mario Pirovano
Regia di Dario Fo
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Per anni Dario Fo ha condotto ricerche sulla cultura popolare indagando su testi in lingua volgare, in latino ed in lingue neolatine. Li ha tradotti, riscritti, riadattati fino a dar loro una chiave teatrale, sotto forma di giullarate . I giullari recitavano nei mercati, nelle piazze, nei cortili e qualche volta addirittura dentro le chiese. E di giullarate e composto “Mistero Buffo”, lo spettacolo piu famoso di Dario Fo, ormai considerato un classico del ‘900. Il termine “mistero” e usato gia nel II°, III° secolo dopo Cristo per indicare uno spettacolo, una rappresentazione sacra. Un mistero buffo e dunque uno spettacolo grottesco, una rappresentazione che nasce dal popolo, un mezzo di espressione popolare ma anche di provocazione e di agitazione delle idee, uno straordinario impasto comico-drammatico.

Molte sono le giullarate che compongono il”Mistero Buffo”: “Le Nozze di Cana”, “La Resurrezione di Lazzaro”, “Dedalo e Icaro”, “Caino e Abele”, “Il Grammelot di Scapino”, “Il Grammelot dell’Avvocato Inglese”, “La fame dello Zanni”, “Bonifacio VIII”, “La nascita del villano”, “Il cieco e lo storpio”, “Il matto e la morte”, “Rosa fresca aulentissima”, “La strage degli innocenti”, “Il primo miracolo di Gesu Bambino” ed altre ancora. La lingua in cui vengono recitate e un particolare insieme di dialetti delle regioni settentrionali e centrali dell’Italia, una lingua sempre perfettamente comprensibile grazie alla forza della gestualita che accompagna la narrazione.

Quattro sono le giullarate che Pirovano ci presenta: “La fame dello Zanni” racconta, utilizzando anche il grammelot, la storia di una fame atavica attraverso sproloqui e contorsioni da funambolo. “La Resurrezione di Lazzaro” e la descrizione parodistica del miracolo piu popolare del Nuovo Testamento, vissuto come grande happening del tempo.
“Il Primo Miracolo di Gesu Bambino” e il poetico racconto tratto dai Vangeli apocrifi che descrive come il piccolo Jesus, che fa volare gli uccellini di argilla fatti dai compagni, reagisce alla prepotenza di chi glieli distrugge.
“Bonifacio VIII” ci presenta il Pontefice prima nella magnificenza della sua vestizione, poi nel suo incontro-scontro con Gesu. E’ il classico anacronismo medioevale teso a sottolineare l’immensa differenza tra i due. Lo spettacolo, dal sapore fortemente ironico e profetico, ci ricollega alla tradizione del teatro popolare del Medio Evo. Ma i continui richiami all’attualita, che fanno da cornice ai quattro brani, svelano il presente con le sue false ingenuita ed ipocrisie, regalando al pubblico momenti di incontenibile comicita.



“Mario Pirovano e un autodidatta di grandi qualita espressive. Per anni e stato ad ascoltare le mie esibizioni, ha seguito le lezioni e le dimostrazioni che davo ai giovani attori. Alla fine ha assimilato come un’ idrovora tutti i trucchi e la “sapienza” del mestiere al punto da poter arrivare ad esibirsi da solo con grande successo. Personalmente ho assistito ad una sua esibizione nell’ Universita di Firenze, facolta di lettere. L’ ho trovato eccezionale. Soprattutto non mi faceva il verso, non mi imitava. Dimostrava una propria carica del tutto personale, una grinta di fabulatore di grande talento.”
Dario Fo

 
 
   

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